Venerdì 01 Febbraio 2013 10:57 comitato-arca.it
Stampa

Ma c'è qualcuno che ha il diritto di dissentire?

Molteplici le reazioni all'interno dei vari partiti di maggioranza e opposizione dopo che la mozione contro l'autostrada CimSeGe è stata approvata in Comune a Pordenone.

Nel Pd non tutti sono d'accordo (articolo).

Dal Pdl tuonano: "Opera impattante? La valutazione d'impatto ambientale risale al 2003, giunta Illy. Allora tutto andava bene".
È vero, la provincia di Pordenone ha fatto una valutazione d'impatto ambientale, ma non si può dire solo ciò che comoda! Infatti va aggiunto che quella valutazione era relativa al progetto di strada a scorrimento veloce con un traffico previsto di 18.000 veicoli al giorno e non un'autostrada in cui si dice circoleranno giornalmente 23.000 mezzi al momento dell'apertura per giungere, a regime, a 53.000 nel 2050. Cifre a nostro avviso clamorosamente gonfiate (visti i dati di traffico di Regione in Cifre) ma che comunque danno da pensare.
doc-piano regionaleSembra fazioso poi non dire che  solo nelle pagine finali, quelle delle conclusioni, l'opera viene considerata come non impattante contraddicendo però tutte le considerazioni fatte nel corpo della valutazione stessa dove viene detto chiaramente che in molte zone del tracciato l'inquinamento acustico e atmosferico supererà i limiti di legge - con 18.000 veicoli, figuriamoci con una media di 38.000 - e che anche il traffico locale ne risentirà negativamente a causa delle molte strade secondarie intercettate*. Evidentemente le due parti sono frutto di mani diverse. Evidentemente, come si può leggere su Il Gazzettino on line del 25 e 26 febbraio 2006, anche da noi il fatto che le zone interessate dall'opera "siano classificate come zona sensibile non creerà alcun problema, basterà realizzare una valutazione d'incidenza, che richiede un mese di lavoro" perché "si sa che anche un vincolo SIC è superabile con una valutazione tecnica che garantisca che l'opera non è impattante" (parole di Luca Zaia e Donatella Santambrogio, sindaco di Godega, relativamente alla valutazione d'impatto della A28**).
A tal proposito va anche riimarcato che nei documenti relativi al Piano Regionale delle Infrastrutture di Trasporto, della Mobilità delle Merci e della Logistica l'incidenza su SIC e ZPS interferiti dal progetto autostradale è descritta come significativa o elevata (all. 13 pag. 115) e soprattutto che, delle 39 azioni programmate nel Piano, l'autostrada CimSeGe - azione n. 11 - è la sola opera, oltre ai lavori per il porto di Nogaro e alla tratta ferroviaria transfrontaliera AV/AC, ad essere descritta come "molto negativa per natura, paesaggio e biodiversità"; inoltre vengono evidenziate "ricadute negative su qualità dell'aria, suolo e inquinamento acustico" (all. 12, pagg. 404 e 492).
Da notare poi che la realizzazione dell'opera viene presentata come completamento del collegamento Pian di Pan-Gemona cioè come prosecuzione di qualcosa che già esiste, quasi a voler, ancora una volta, fare confusione tra l'attuale Cimpello-Sequals, strada a scorrimento veloce aperta cioè gratuita, e la progettata autostrada che oltre ad andare fino a Gemona trasformerà la Cimpello-Sequals attuale in un'arteria chiusa cioè a pagamento e precisamente in un'autostrada.

Il capogruppo della Lega Mara Piccin spiega che non c'è una contarietà ideologica, ma ragionevoli perplessità su un'opera di grande impatto, l'autostrada, di cui, oggi, non si avverte l'esigenza.

via-del-saleSulla necessità dell'autostrada naturalmente si dicono convinte le categorie economiche che però ignorano/non tengono in alcun conto il fatto che, nel Piano della Mobilità è previsto lo sviluppo del piazzale intermodale di Pordenone grazie al potenziamento della ferrovia (all. 13, azione n. 35, pag. 479).  Il più perplesso, all'indomani del passaggio della mozione di Zanolin, è il presidente di Unindustria, Michelangelo Agrusti che difende e sostine il tracciato in progetto in quanto storico, in quanto ha una sua logica e si rifà all'antica via del sale - che pare meglio sfruttabile come attrazione turistica che come nuova sede autostradale -. Ma ciò che andava bene 40 o 1.000 anni fa non è detto vada bene ora. Continuare a investire sul mattone e sulle infrastrutture stradali con il ritmo attuale è dissennato. Per farlo vengono trascurate forme ben più produttive di investimento, chiudendosi nei parametri di una cultura ormai arcaica che condanna l'economia del Paese alla marginalità e allo stallo. Ricordiamo che è dalla bolla immobiliare americana che ha preso il via l'attuale crisi globale.

È necessario rendersi conto che va superato il miserevole ma frequente controargomento secondo cui la devastazione del paesaggio e dell'ambiente si farebbe per mantenere o accrescere il livello dell'occupazione. È infatti possibile, anzi necessario e positivo, riconvertire la mano d'opera e l'attività delle imprese di settore reinderizzandole su filiere più lungimiranti, su investimenti più produttivi come non ultimo l'allevamento e l'agricoltura di qualità - una statistica della Coldiretti evidenzia la controtendenza del settore agricolo che , nonostante la crisi ha visto un aumento del 4% di nuove imprese e un + 10% di assunzioni oltre a segnare un +9% nell'esportazione agroalimentare -, come la riconversione o l'adattamento delle strutture abitative in funzione del risparmio energetico; come il riuso delle architetture dismesse; come la messa in sicurezza di un territorio come il nostro, afflitto da frane, sismicità inquinamento delle acque di falda, e cento altri problemi che minacciano ciscuno di noi e il benessere della nostra società***.

terrazzamentiIl paesaggio, il territorio sono un bene comune, sul quale tutti abbiamo, individualmente e collettivamente, non solo un passivo diritto di fruizione, ma un attivo diritto-dovere di protezione e difesa. Perché quando cade un pezzo di Pompei o di Domus Aurea, quando si distrugge un paesaggio ancora naturale, quando franano i terrazzamenti delle Cinque Terre non diventano più poveri solo i pompeiani o i romani o chi vive vicino le zone naturali o i liguri, ma tutti gli italiani, e tutto il genere umano. Perdere qualcosa a cui tutti possono accedere, che tutti possono ammirare e godere significa perdere tutti qualcosa. È questo che ha capito l'Amministrazione pordenonese.
Il popolo che la Costituzione pone al centro della vita civile (art, I: " la sovranità appartiene al popolo"), può agire a propria difesa, come espressamente prevede l'art. 118 della Costituzione, secondo cui "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale"; perciò la legge sul danno ambientale riconosce che "le associazioni di protezione ambientale... possono denunciare i fatti lesivi di beni ambientali dei quali siano a conoscenza" (L. 349/1986, art. 13).
Di tutte le dichiarazioni quella che lascia più sconcertati è la considerazione di Agrusti secondo cui "non un solo metro di quella strada ricade nel territorio del Comune di Pordenone: bisognerà discutere delle competenze, altrimenti nei nostri Consigli comunali si arriverà a discutere del tracciato della Salisburgo-Vienna".   

Quindi se si è direttamente interessati e si esprime la propria contrarietà si tratta solo di Nimby quasi protestare contro qualcosa che si ritiene dannoso fosse prova di meschinità, se non si è direttamente coinvolti invece non ci si deve metter becco.

Ma allora c'è qualcuno che ha il diritto di dissentire? O dobbiamo pensare che quanto detto da Galli della Loggia - Corriere della Sera del 2 agosto 2010 - è vero? Veramente "fino ad oggi gli italiani potevano pensare di essere, in quanto tali, padroni del proprio Paese. Ora non più"?
 
* Documenti cartacei, per maggiori informazioni contattare Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
** Tratto dal libro di Nadia Breda, Bibo. Dalla palude a i cementi. Una storia esemplare, 2010 ed. CISU (Centro d'Informazione e Stampa Universitaria, pag. 134
*** Tratto dal libro di Salvatore Settis, Paesaggio, costituzione, cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile, 2010 Einaudi, pagg. 307-308, 311